delitti contro il patrimonio | Il dies a quo della prescrizione nell’ipotesi di reato di truffa aggravata


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Con riferimento al reato di truffa a consumazione prolungata, il momento di consumazione del reato, dal quale far decorrere il termine iniziale di maturazione della prescrizione, è quello in cui cessa la situazione di illegittimità.

( Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza n. 17437/19; depositata il 23 aprile )


Notizia del 27/04/2019 alle 12:20


Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con sentenza n. 17437/19, depositata il 23 aprile.

Il caso. La Corte d’Appello riqualificava il fatto contestato all’imputato, pima inquadrato come estorsione, nella fattispecie di truffa aggravata e rilevava che esso era estinto per decorso del termine di prescrizione prima della pronuncia della sentenza di primo grado, revocando le statuizioni civili. Il P.G. e il difensore della parte civile ricorrono così in Cassazione.

Il momento della consumazione del reato. La truffa ritenuta dalla Corte territoriale decisione passata in giudicato, vista la mancata impugnazione dell’imputato, si configura come una condotta a consumazione prolungata posta in essere con più azioni consecutive nel corso della vicenda contrattuale in cui la parte civile ha pagato l’imputato per i lavori richiesti. E con riferimento alla data di consumazione del reato la Suprema Corte ricorda che il delitto di truffa contrattuale è un reato istantaneo e di danno e il momento della sua consumazione, che segna il dies a quo della prescrizione, va determinato alla luce delle peculiarità del singolo accordo così da individuare quando si è prodotto l’effettivo pregiudizio del raggirato in relazione al conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente. Con riferimento invece alla truffa a consumazione prolungata, il momento di consumazione del reato, dal quale far decorrere il termine iniziale della prescrizione, è quello in cui cessa la situazione di illegittimità. Ebbene, siccome nel caso in esame l’ultimo pagamento della parte civile si registra con la stipula del contratto definitivo e non all’atto della iscrizione di ipoteca, come affermato erroneamente dalla Corte d’Appello, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio al giudice civile competente per valore.



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