fallimento | È prededucibile il credito sorto per l’indebita occupazione dell’immobile da parte della curatela fallimentare


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Laddove il contratto di locazione risulta caducato al momento della dichiarazione di fallimento, il curatore non può esercitare la facoltà di cui all’art. 80, comma 2, l. fall.. L’eventuale protrazione della detenzione del bene da parte dalla procedura risulta dunque priva di titolo giuridico e fonte di responsabilità extracontrattuale.


Notizia del 06/07/2019 alle 09:57


Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 17804/19, depositata il 3 luglio.

La vicenda. Una società immobiliare otteneva l’ammissione, in prededuzione, al passivo del fallimento di una S.r.l. per un credito riconosciuto però per un minore importo rispetto all’istanza a causa dell’occupazione sine titulo da parte della curatela, di un immobile della società creditrice dopo la dichiarazione di fallimento.
Il Fallimento ha proposto opposizione che veniva però rigettata dal Tribunale di Milano sulla base dell’assunto che il credito fosse sorto in occasione della procedura.
La decisione viene dunque impugnata con ricorso per cassazione.

Risoluzione del contratto da parte del curatore. Il Collegio coglie l’occasione per ricordare che l’art. 80, comma 2, l. fall., secondo il quale il curatore fallimentare può in qualunque momento recedere dal contratto di locazione corrispondendo al locatore un giusto compenso, è applicabile solo nel caso in cui, alla data della dichiarazione di fallimento, sia in vigore una locazione di cui il fallito sia parte. Tale norma non è invece applicabile laddove il contratto risulti in quel momento già caducato. In tal caso la protrazione della detenzione del bene da parte della curatela risulta priva di titolo giuridico e quindi fonte di responsabilità extracontrattuale. Ne consegue che il creditore del proprietario del bene ha natura integralmente riparatoria e non meramente indennitaria e l’obbligazione risarcitoria viene a carico del fallimento ex art. 111, n. 1, l. fall..
Applicando tale principio al caso di specie e sottolineando che il capannone era stato utilizzato dalla procedura con richiesta di ripristino della fornitura di illuminazione, la Corte afferma che il curatore, laddove non avesse voluto accollarsi gli oneri di tale indebito utilizzo aveva l’obbligo di liberare il prima possibile l’immobile e restituirlo al proprietario. In conclusione il ricorso viene rigettato e il Fallimento condannato a pagare le spese processuali.

fonte  ilfallimentarista.it



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